Autofattura Elettronica: 7 Casi in cui Devi Emetterla

L’autofattura elettronica è il documento che emetti al posto del tuo fornitore, o addirittura verso te stesso. Suona strano, e infatti è l’adempimento che manda in confusione più partite IVA: chi compra pubblicità su piattaforme estere, chi lavora in edilizia, chi acquista servizi cloud in abbonamento se la ritrova ogni mese senza sapere bene cosa fare.

La logica però è semplice: quando l’IVA non la applica chi vende, deve applicarla chi compra. In questa guida vediamo i sette casi in cui serve, quale tipo documento usare e con quali tempi trasmettere il file al Sistema di Interscambio.

Che cos’è l’autofattura elettronica

L’autofattura elettronica è un file XML che viaggia sullo SdI come una normale fattura, ma con due particolarità: lo emette il cliente invece del fornitore, e serve ad assolvere un’imposta che il fornitore non ha addebitato.

Il meccanismo che sta dietro si chiama inversione contabile, o reverse charge. In una cessione ordinaria il venditore incassa l’IVA dal cliente e la versa allo Stato. In inversione contabile il venditore emette la fattura senza imposta e l’obbligo si sposta sull’acquirente, che registra il documento sia tra le vendite sia tra gli acquisti. Per chi opera in regime ordinario l’effetto sulla liquidazione è neutro: stessa imposta a debito e a credito.

Nel tracciato XML l’autofattura si riconosce dal tipo documento, che non è più TD01 ma uno dei codici della serie TD16-TD29.

Autofattura o integrazione: due cose diverse

La distinzione conta perché cambia chi va indicato come cedente nel file.

Integrazione. Hai già ricevuto una fattura, ma senza IVA. Non crei un documento nuovo dal nulla: aggiungi imposta e aliquota a quello esistente. È il caso del reverse charge interno e degli acquisti intracomunitari di beni.

Autofattura in senso stretto. Una fattura non c’è, o non arriverà mai, e sei tu a doverla generare per conto del fornitore o verso te stesso. È il caso degli acquisti da fornitori extra UE, dell’autoconsumo e delle regolarizzazioni.

Nella pratica quotidiana i due termini si usano in modo intercambiabile, e anche l’Agenzia delle Entrate adotta denominazioni miste per alcuni codici. Ciò che devi indovinare è il tipo documento, non il nome.

I 7 casi in cui serve l’autofattura elettronica

1. Reverse charge interno (TD16)

Ricevi una fattura senza IVA da un fornitore italiano in un settore soggetto a inversione contabile: subappalti edili, pulizie, demolizioni, installazione di impianti, cessione di rottami, di alcuni prodotti elettronici. Il fornitore indica un codice natura della famiglia N6 e tu integri il documento con aliquota e imposta.

2. Servizi acquistati dall’estero (TD17)

È il caso più diffuso in assoluto: pubblicità sui social, hosting, software in abbonamento, commissioni di marketplace, servizi cloud. Il fornitore è estero, UE o extra UE, e la fattura arriva senza imposta italiana. Serve l’autofattura elettronica con tipo documento TD17.

3. Acquisto di beni intracomunitari (TD18)

Compri merce da un fornitore stabilito in un altro Paese UE e i beni arrivano in Italia. Si integra la fattura del fornitore con TD18.

4. Acquisto di beni già presenti in Italia da fornitore estero (TD19)

Il venditore non è stabilito in Italia ma i beni si trovano già nel territorio nazionale al momento della cessione. Rientra qui anche una parte degli acquisti da soggetti extra UE con stabile giacenza di merce nel Paese.

5. Regolarizzazione di operazioni in reverse charge (TD20)

Il fornitore avrebbe dovuto emettere la fattura e non l’ha fatto, oppure l’ha emessa in modo irregolare. Il TD20 è lo strumento storico di regolarizzazione, oggi affiancato da una procedura semplificata di segnalazione.

6. Splafonamento dell’esportatore abituale (TD21)

Chi ha superato il plafond disponibile per gli acquisti senza applicazione dell’imposta regolarizza la propria posizione emettendo un’autofattura elettronica con tipo documento TD21.

7. Autoconsumo e cessioni gratuite (TD27)

Prelevi un bene dall’attività per uso personale, oppure lo cedi gratuitamente senza addebitare l’IVA in rivalsa. Qui cedente e cessionario sono lo stesso soggetto: sei tu in entrambi i campi del documento.

Tabella dei tipi documento

Codice Quando si usa Chi indichi come cedente
TD16 Reverse charge interno, fornitore italiano Il fornitore italiano
TD17 Servizi acquistati da fornitori esteri Il fornitore estero
TD18 Acquisto di beni intracomunitari Il fornitore UE
TD19 Beni già in Italia ceduti da soggetto estero Il fornitore estero
TD20 Regolarizzazione di fatture omesse o irregolari Il fornitore inadempiente
TD21 Splafonamento dell’esportatore abituale Te stesso
TD27 Autoconsumo e cessioni gratuite Te stesso
TD28 Acquisti da San Marino con IVA su fattura cartacea Il fornitore sammarinese
TD29 Segnalazione di omessa o irregolare fatturazione Il fornitore inadempiente

L’elenco completo dei codici con le regole di compilazione campo per campo è pubblicato nella guida ufficiale sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

Come si compila

Il punto che genera più errori è l’inversione dei ruoli. In un’autofattura elettronica per acquisti esteri:

  • nel blocco del cedente/prestatore vanno i dati del fornitore, con il suo identificativo fiscale e il codice del suo Paese;
  • nel blocco del cessionario/committente vanno i tuoi dati;
  • nel campo del soggetto emittente si indica che il documento è emesso dal cessionario/committente;
  • l’imponibile è quello della fattura ricevuta, l’imposta è quella che avresti pagato se l’operazione fosse stata nazionale;
  • il codice destinatario è il tuo, perché il documento torna a te: se hai dubbi su quale valore usare, la guida sul codice destinatario della fattura elettronica chiarisce i casi possibili.

Sui documenti di integrazione dei codici da TD16 a TD19 non si applica l’imposta di bollo, perché riproducono un’operazione già documentata dal fornitore. Le regole generali restano quelle spiegate nell’articolo sull’imposta di bollo sulle fatture elettroniche.

Entro quando trasmettere il documento

Per gli acquisti da fornitori esteri il termine di riferimento è il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricezione della fattura, o di effettuazione dell’operazione quando questa precede il documento. La registrazione, però, resta agganciata al mese dell’operazione ai fini della liquidazione IVA: trasmettere il 15 aprile un’autofattura di marzo non sposta il periodo di competenza.

Per il reverse charge interno l’integrazione va effettuata entro il mese di ricevimento della fattura. L’invio del TD16 allo SdI non è obbligatorio, ma è fortemente consigliato: senza, la dichiarazione IVA precompilata risulterà incompleta e i dati andranno sistemati a mano.

Autofattura elettronica e regime forfettario

Chi è in regime forfettario emette le autofatture come tutti gli altri, ma con una differenza sostanziale: l’IVA indicata nel documento non è neutra. Non potendo detrarla, il forfettario la versa e basta, quindi diventa un costo effettivo.

È un aspetto che pesa parecchio su chi acquista pubblicità o servizi digitali dall’estero, dove il 22% aggiuntivo sul costo della piattaforma non è recuperabile. Le altre regole del regime sono raccolte nella guida sulla fatturazione elettronica per i forfettari.

Errori che portano allo scarto

  1. Tipo documento sbagliato. TD17 al posto di TD18 o viceversa è l’errore più comune: il discrimine è servizi contro beni.
  2. Ruoli invertiti. Mettere sé stessi come cedente in un TD17 falsa completamente il documento.
  3. Codice natura mancante. Quando l’operazione non è imponibile o è esente, il codice natura va indicato, altrimenti scatta lo scarto.
  4. Data errata. Va indicata la data di ricezione della fattura del fornitore o comunque una data ricadente in quel mese, non il giorno in cui compili il file.
  5. Numerazione sovrapposta. Conviene una serie dedicata alle autofatture per non intasare la progressione delle fatture di vendita.

Prima dell’invio vale la stessa raccomandazione delle fatture ordinarie: un controllo XML della fattura elettronica intercetta in pochi secondi i campi non conformi, evitando il giro descritto nella guida sulla fattura elettronica scartata.

Domande frequenti sull’autofattura elettronica

Devo emettere l’autofattura per gli abbonamenti software esteri?

Sì, se acquisti come soggetto passivo IVA e la fattura arriva senza imposta italiana. È il caso tipico di pubblicità online, hosting e strumenti in abbonamento, che rientrano nel tipo documento TD17.

L’autofattura elettronica è obbligatoria anche per il reverse charge interno?

L’integrazione dell’imposta è obbligatoria. La trasmissione del TD16 allo SdI è invece facoltativa, ma consigliata per la coerenza dei dati precompilati.

Che numerazione devo usare?

Puoi proseguire quella delle fatture di vendita o adottare una serie separata. L’importante è che la progressione sia univoca e senza salti all’interno della serie scelta.

Cosa succede se non emetto l’autofattura?

Si tratta di una violazione sanzionabile, con importi che variano a seconda che l’imposta sia comunque stata assolta o meno. Vale la pena regolarizzare per tempo con l’aiuto del commercialista.

Il documento va conservato?

Sì, come qualsiasi altro documento fiscale digitale. Le modalità e le scadenze sono spiegate nella guida sulla conservazione sostitutiva della fattura elettronica.

Come si corregge un’autofattura sbagliata già trasmessa?

Con una nota di variazione, seguendo le regole descritte nella guida sulla nota di credito elettronica, oppure ritrasmettendo un documento della stessa tipologia nei casi previsti per le rettifiche transfrontaliere.

In sintesi

L’autofattura elettronica non è un adempimento esotico: se compri pubblicità online, servizi digitali o merce dall’estero, ti riguarda ogni mese. Il lavoro consiste nel riconoscere il caso, scegliere il tipo documento corretto, invertire i ruoli nel file e rispettare il termine del quindici del mese successivo.

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Nota informativa ed esclusione di responsabilità: Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere puramente informativo, generico e divulgativo. Non costituiscono in alcun modo un parere legale, fiscale o una consulenza professionale. Le normative fiscali sono soggette a frequenti aggiornamenti e variazioni. Per qualsiasi dubbio, chiarimento o per la gestione della tua specifica situazione contabile, ti invitiamo a consultare un esperto fiscale o il tuo commercialista di fiducia.

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